La scomparsa di Roberto Cusolito, uomo di mare straordinario e strombolano autentico, fiero e verace, ha colpito profondamente l’intera comunità dell’isola.
Ma al dolore per la perdita si è aggiunta una ferita ancora più profonda: la sua morte ha riportato alla luce una drammatica emergenza, quella di un’isola dove oggi non è più garantito nemmeno il diritto a una sepoltura dignitosa.
Da tempo i residenti denunciano una condizione che definiscono paradossale: «A Stromboli non si può nascere e ormai non si può neanche morire». Un grido d’allarme che, nonostante numerose prese di posizione pubbliche e sollecitazioni rivolte alle istituzioni, è rimasto finora senza risposte concrete.
La carenza di posti nel cimitero di Stromboli è un problema noto e irrisolto. Già lo scorso novembre oltre 100 cittadini avevano sottoscritto una PEC ufficiale indirizzata al sindaco Riccardo Gullo, segnalando l’urgenza della situazione. Nella stessa comunicazione veniva inoltre evidenziata la disponibilità di alcuni residenti a donare terreni confinanti con l’area cimiteriale, al fine di consentirne l’ampliamento. A oggi, tuttavia, nessun riscontro è pervenuto dall’Amministrazione comunale.
Eppure, secondo i cittadini, le soluzioni esistono e sono immediatamente praticabili. Tra queste, il recupero dei loculi abbandonati e in stato di degrado, che la normativa consente di riutilizzare dopo 50 anni, e l’avvio delle procedure per l’ampliamento del cimitero, dando seguito alle donazioni di terreni privati già offerte.
Gli abitanti di Stromboli chiedono certezze e rispetto per i propri morti








