A Stromboli si ripete una scena che non dovrebbe appartenere a un Paese moderno.
Un residente dell’isola, bisognoso di essere trasferito con l’elisoccorso, è stato accompagnato all’elipista in carrozzina, spinto da un familiare lungo l’intero chilometro che separa la guardia medica dalla pista di atterraggio. Il tutto sotto la pioggia e in condizioni di evidente fragilità.
L’ambulanza del presidio era lì, ferma. Inutilizzata. Non per un guasto, ma per l’assenza di personale autorizzato a guidarla. Nessun autista, nessun soccorritore, nessun volontario incaricato dall’Asp. Una situazione che si ripete da mesi e che continua a lasciare la comunità isolana senza un servizio essenziale.
Un’odissea che si ripete
Negli anni, in mancanza di un’ambulanza operativa, gli isolani hanno spesso supplito con soluzioni di fortuna: motoape, auto elettriche, mezzi privati. Ma questa volta non è stato possibile. Le condizioni del paziente non permettevano alcun trasporto improvvisato. L’unica alternativa è stata spingerlo a mano, metro dopo metro, fino all’elisoccorso.
Il video dell’episodio, circolato rapidamente, ha riacceso l’indignazione dei residenti, che da tempo denunciano una gestione sanitaria inadeguata e l’assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni.
Un’isola che chiede normalità
Stromboli vive una condizione di isolamento strutturale, aggravata da servizi sanitari insufficienti. L’ambulanza c’è, ma non può muoversi. Il personale sanitario c’è, ma non è abilitato alla guida del mezzo. Le emergenze, invece, non aspettano.
La comunità chiede ciò che altrove è scontato: un presidio funzionante, un’ambulanza operativa, personale formato e presente. Non soluzioni tampone, non improvvisazioni, ma un servizio stabile e dignitoso.
L’appello dei cittadini
L’episodio di ieri non è un caso isolato, ma l’ennesimo segnale di un sistema che non regge. Gli abitanti dell’isola chiedono che l’Asp e la Regione intervengano con urgenza, garantendo continuità assistenziale e mezzi realmente utilizzabili. Perché a Stromboli, come ovunque, il diritto alla salute non può dipendere dalla buona volontà dei familiari o dalla forza delle braccia di chi accompagna un congiunto in carrozzina sotto la pioggia.









